Intervista agli Ackeejuice Rockers – nuovi progetti in serbo, dopo la collaborazione con Kanye West e il tour con Jovanotti

Ho avuto il grande piacere di intervistare un duo italiano che vanta importanti collaborazioni con artisti italiani e internazionali, in vista dei prossimi progetti.
Ackeejuice Rockers!

Ciao ragazzi! Nel 2007 avete unito le vostre influenze musicali ed è nato il duo Ackeejuice Rockers. In che modo è avvenuto il vostro incontro e qual è l’origine del nome d’arte?
Ciao! Il nostro incontro è avvenuto in un magazzino di tessuto denim nel 2006, quando ci siamo casualmente ritrovati a lavorare per la stessa azienda.
La comune passione per la musica ci ha fatto avvicinare, abbiamo iniziato fin da subito a scambiarci CD ed opinioni sulla musica, ogni genere: rock, hip hop, reggae, elettronica.
Ci è bastato poco per capire che andavamo nella stessa direzione infatti, dopo poco tempo, avevamo già messo in moto il progetto.
Il nome Ackeejuice Rockers, l’abbiamo studiato bene un pomeriggio. Volevamo essere originali ma allo stesso tempo riuscire a trasmettere subito l’essenza delle nostre passioni.
Ci serviva qualcosa che “suonasse naturale” ed il nome di un frutto era perfetto. L’ackee, che è un frutto molto importante per la Jamaica ma che in realtà ha origini africane, ci sembrava l’elemento giusto da inserire nel nome perché i suoni africani e soprattutto jamaicani influenzavano ogni nostro pensiero.
Dopo un po’ di ricerca, oltre ad altre nozioni curiose (che consigliamo di andare a cercare nel web), abbiamo scoperto che il succo di Ackee non esiste, ci siamo illuminati e abbiamo deciso di essere noi quel succo.
Il “Rockers” è arrivato dopo, volevamo rafforzare l’idea del roots e della Jamaica, ci siamo complicati la vita non poco. Negli anni il nostro nome è stato storpiato in ogni modo, probabilmente perché ci sono troppe  “ck”  🙂

Tre aggettivi per descrivere la vostra musica?
LIBERA, sembra un aggettivo banale da associare alla musica ma in realtà per noi non lo è. Abbiamo passato tanto tempo a metterci dei limiti perché ci piaceva così tanta musica diversa, che non ci permetteva di trovare il nostro marchio di fabbrica. L’abbiamo trovato solo quando c’è ne siamo sbattuti e ci siamo sentiti liberi di sperimentare su ogni genere.
CROSSOVER, è un termine vintage e nella musica è stato usato più che altro in quel periodo dove il metal incontrava il rap, periodo musicale che tra l’altro ci ha influenzato parecchio. Il crossover più in generale è un incontro di stili e a noi piace davvero tanto mescolare suoni di mondi diversi, ci viene naturale.
DANZERECCIA, per usare un termine più roots ed italiano di dance che rischia di confondere. La nostra musica ha sempre un tiro ballabile, siamo due dj è normale sia così.

Nel 2013 la prima e importante svolta. Kanye West vi ha coinvolti alla lavorazione del suo sesto album YEEZUS. In quel periodo  avete incontrato e collaborato anche con artisti del calibro di Daft Punk, Gessaffelstain, Brodinski, Travi$ Scott, Arca, Lunice, Lupe Fiasco, Mike Dean, S1, Sham Joseph, Common e firmate la co-produzione di “Guilt Trip feat. Kid Cudi”, uno dei 10 brani contenuti nel disco. E non solo, nello stesso anno avete prodotto anche il remix ufficiale di “Blocka” di Pusha-T feat. Popcaan & Travi$ Scott pubblicato da Universal Music/G.O.O.D Music.  E’ stato un “colpo” inaspettato?
Com’è stato lavorare con Kanye West?
Quando abbiamo ricevuto la mail di Che Pope di Def Jam che ci voleva a Parigi
per incontrare Kanye West, è stato sicuramente uno shock emotivo forte, non una cosa da tutti i giorni, ma scesa l’adrenalina la realtà era questa: Kanye ascoltando un nostro demo aveva sentito qualcosa di stimolante, era preso dalle nostre sonorità.
Pensandoci bene forse così inaspettato non lo è stato, non diciamo che ce lo aspettavamo, chiaro! Ma avevamo le contaminazioni giuste al momento giusto per il progetto giusto.
Non siamo giocatori d’azzardo, non siamo nemmeno persone che comprano gratta e vinci o stronzate simili, se possiamo evitare delusioni lo facciamo. Quando ci muoviamo verso un obiettivo abbiamo sempre la consapevolezza di poterlo raggiungere, poi possiamo fallire per diversi motivi ma se ci proviamo è perché pensiamo di avere in mano le carte giuste.
Abbiamo sempre puntato in alto, a volte apparentemente più in alto di quello che potevamo permetterci. Avere grandi obbiettivi è sempre stata la nostra forza.
“Grandi obiettivi – grandi risultati, piccoli obiettivi – piccoli risultati”.
Nei primi anni erano in molti quelli che pensavano “ma dove vogliono andare?” o “chi si credono di essere quei due?”
Sapevamo che nel cd che siamo riusciti a far consegnare a Kanye ci fosse materiale forte e unica, non ci siamo stupiti così tanto che li dentro ci fossero spunti che lo avessero colpito.
Ci siamo stupiti piuttosto che il cd fosse arrivato a destinazione, stupiti che lui lo avesse ascoltato attentamente, in un buon momento, anzi…al momento giusto.
Nei mesi successivi poi lavorando con lui, abbiamo avuto la conferma che la nostra attitudine musicale aveva più di qualcosa da dire e che non eravamo lì a caso. Tutti i musicisti, i producer e i rapper che sono passati in quello studio, famosi o non famosi, erano li perché avevano qualcosa da dare a Kanye e lui è sicuramente una persona geniale nel cogliere il “bello” degli altri e a renderlo suo.
E’ stata un’esperienza unica, la più significativa della nostra carriera perché abbiamo capito che la consapevolezza è un’arma vincente, Kanye stesso la utilizza per ottenere risultati eccezionali, atteggiamenti che sembrano imbarazzanti sono invece attitudini vincenti.
Essere consapevoli di ciò che si sa fare e cosa invece no, è stato l’insegnamento più forte che Kanye West ci ha dato, permettendoci di puntare tutto sulle nostre potenzialità allontanandoci da ogni bluff.

In Italia avete lavorato con artisti come Marracash, Achille Lauro, Jake La Furia, Mondo Marcio, Gue Pequeno, Tormento e tanti altri tra cui il grandissimo Jovanotti, che avete accompagnato nel suo “Jova Beach Party” nelle principali spiagge italiane. In Italia è sempre complicato raggiungere questi traguardi, ma come sempre, il talento vince su tutto e la vostra è stata una vera e propria responsabilità. Quali sono stati i ricordi degli attimi prima di salire on stage durante la prima data del tour? Che ricordi vi porterete dietro da questa esperienza che ha svoltato ulteriormente la vostra carriera?
La prima data del JVP è stata a Lignano Sabbiadoro, la spiaggia del tour più vicina a dove abitiamo, giocavamo quasi in casa ed è stato stupendo.
Quando siamo arrivati al villaggio era tutto eccitante, la spiaggia, il mare, centinaia di persone che lavoravano per allestire 3 stage pazzeschi, tutto super colorato ed etnico in puro stile Jova, noi sapevamo di essere una parte importante dello show, un sogno.
Quando nel pomeriggio siamo partiti dal backstage per andare allo SBAM! Stage, (lo stage dove ci esibivamo), non avevamo la più pallida idea di che cosa avremmo dovuto affrontare, non sapevamo quanta voglia avesse il pubblico di scatenarsi con noi alle 17 del pomeriggio con il sole a picco, forse la gente si aspettava un semplice set di intrattenimento nell’attesa di vedere il loro idolo. Sapevamo solo che Lorenzo sarebbe arrivato da noi, non sapevamo quando e non sapevamo che cosa dovevamo fare con lui, avevamo le instrumental di SBAM! e Tutto Un Fuoco pronte, il resto…freestyle! Usciti dal backstage di Lignano abbiamo subito capito che la situazione era calda, la gente ci riconosceva, sapeva di noi e ci aspettava, l’adrenalina è andata su a mille e quando abbiamo schiacciato play nei cdj tutto si è infiammato. Abbiamo spinto fin da subito roba forte e la gente si gasava sempre di più.
Quando è arrivato Lorenzo si è scatenato il delirio assoluto, è salito sul palco e si è subito attaccato ad un loop improvvisato di baile funk, prendeva spunto dai testi del suo repertorio e non mollava un secondo, facevamo i cambi e lui ci seguiva, sembrava tutto preparato, un feeling innato. Un cenno con lo sguardo di Jova e abbiamo messo la base di Tutto Un Fuoco, era uscita da poco ma la gente si è fidata, la cantava, la ballava. Una pausa, abbiamo incitato la gente , 40mila mani al cielo. Altro sguardo di Jova e via di SBAM!
Il resto del tour è stato un successo, non ne abbiamo sbagliata una, avevamo la fiducia di Jova e soprattutto del suo pubblico, gli inconvenienti diventavano sempre motivo di improvvisazione e divertimento, tutto è andato veramente bene e ne siamo usciti sicuramente più forti e pronti ad ogni tipo di serata.

Ph: Maikid

Piccola curiosità. In che modo vi siete conosciuti con Jovanotti?
Abbiamo dato la mano a Lorenzo la prima volta a Padova dopo il suo concerto del “Tour Negli Stadi del 2015”.
Avevamo aperto il suo concerto con un dj set, contattati qualche mese prima dal suo staff che ci chiedeva disponibilità per 1 o 2 aperture e avevamo ovviamente accettato con entusiasmo. Nello stesso tour abbiamo aperto anche a Firenze. Quel giorno a Padova abbiamo fatto il nostro veramente bene, ancora oggi siamo soddisfatti di come è andata, abbiamo scoperto poi che Lorenzo ci aveva ascoltati parecchio quella sera e si era gasato.
Lo staff ci diceva che sarebbe stato molto difficile incontrarlo e noi non abbiamo forzato, sappiamo che il pre e post concerto sono momenti molto delicati ed intimi per un’artista.
Invece dopo il concerto Lorenzo si è presentato in accappatoio nel nostro camerino carico di tutta la sua energia e fin da subito abbiamo parlato di futuro.

L’estate scorsa avete riscosso un grande successo con il brano “Acquagym” feat. Rkomi e lo scorso 21 Febbraio avete pubblicato “Medellin” feat. Nomercy Black, OG Eastbull e Lele Blade. Come sono nate queste collaborazioni?
Acquagym inizialmente era una track minimale in cassa dritta, quasi techno con un sample vocale forte che precedeva il classico drop da club roba da dj, si chiamava Berlin perché il suono ci ricordava la scena tedesca, non ci passava per l’anticamera del cervello di farla cantare da qualcuno, tanto meno ad un rapper in italiano.
Invece in quel periodo abbiamo conosciuto casualmente il manager di Rkomi, abbiamo capito che c’era stima reciproca e spazio per collaborare con l’artista, di lì a poco abbiamo iniziato ad interagire con Mirko.
Abbiamo iniziato a confrontarci ma nè noi, nè lui eravamo soddisfatti di quello che usciva, allora abbiamo provato a passargli quella strana Berlin, senza il sample vocale e Mirko è andato fuori di testa. In un pomeriggio avevamo una bozza di scrittura non molto lontana dalla versione finale.
Il percorso di Medellin è stato diverso. Dopo Acquagym volevamo uscire con un pezzo più tropicale ma che non suonasse troppo attuale quindi abbiamo preso un progetto moombahton/reggaeton con un sample forte di flauto e lo abbiamo passato a Jude & Frank per provare a renderlo più veloce ed House, il risultato ci è piaciuto tantissimo. Per continuare il percorso intrapreso con Acquagym cantato in italiano, abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di aiutarci a trovare dei rapper adatti.
Ci hanno proposto Lele Blade e OG Eastbul per la scrittura del testo, che si sono dimostrati perfetti. Nomercy Blake invece l’abbiamo coinvolto noi, è un’artista che stimiamo e che volevamo assolutamente in quel pezzo.

Come si presenta un vostro dj set?
Il nostro set si adatta sempre alla situazione in cui ci troviamo, ci chiamano a suonare in posti completamente diversi, cerchiamo sempre di contestualizzare la nostra selecta.
Ci piacerebbe poter sperimentare in ogni occasione ma siamo molto versatili, ci piacciono diversi tipi di musica e per noi è giusto valorizzare questa attitudine senza fare per forza quelli che vogliono fare set difficili e arroganti a testa bassa senza guardare il dancefloor.
Ci piace vedere la gente che si diverte e l’attitudine commerciale non ci spaventa. Cerchiamo comunque sempre di fare un percorso musicale che porti le persone ad apprezzare anche musica che non conosceva prima. La nostra regola è: mai mettere una traccia che non ci piace. E mettere una Hit commerciale? Perché no, anzi ci piace! Ma mettere un Hit che non ci piace solo per coccolare il pubblico, anche no. In mezzo a tutto questo non mancano mai le nostre produzioni, fortunatamente negli anni abbiamo accumulato brani di ogni genere.

Prossimi progetti in serbo?
Abbiamo molti progetti aperti, alcune collaborazioni davvero eclatanti che purtroppo dovranno aspettare tempi migliori per essere realizzate visto lo strano periodo legato al COVID19. Sicuramente vorremmo pubblicare un singolo estivo, in questi giorni stiamo proprio cercando di capire su cosa puntare. Noi facciamo da sempre musica dance, o comunque ballabile, uscire con brani che poi non possono essere suonati dai dj nei club è controproducente. Abbiamo un po’ di cartucce adatte al periodo da sparare!

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