Luca Rezza: “il mio primo Ep è in fase di realizzazione” – INTERVISTA

Ho avuto il grande piacere di intervistare Luca Rezza, dj/producer che ha pubblicato pochi giorni fa il suo ultimo singolo per Klash Records/Armada Music.

Chi è Luca Rezza? Quali sono i tre sostantivi che descrivono al meglio il tuo progetto?
Luca Rezza è un progetto dietro al quale si “nasconde” un normalissimo ragazzo di periferia. Vivo a Ferrara, sono nato nel ’95. Ho scelto volutamente come nome d’arte il mio nome e il mio soprannome (il mio vero cognome è Rezaeyan) proprio per trapelare il concetto di semplicità. I tre sostantivi che descrivono meglio il mio progetto?
Direi appunto Semplice, Vero e Fuori dagli schemi.

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Come nasce la tua passione per la musica e in particolare per il genere che produci? Quando hai intrapreso ufficialmente il tuo percorso musicale?
La passione per la musica mi è stata trasmessa da mia madre, che sin da bambino mi ha “riempito” le orecchie della festosa black music degli anni ‘70 e ’80, che a sua volta lei ascoltava nell’adolescenza. Sognavo di suonare la batteria, spesa che economicamente non era sostenibile per i miei genitori. Col tempo passai dalla Dance degli anni ’70 – ’80 al rock sempre di quel periodo (Kiss, Guns ecc.), fino ad arrivare a gruppi che erano un ibrido fra la dance e i suoni più “sporchi” del rock: Prodigy, Pendulum, Infected Mushroom ecc. Scoprì che gruppi come questi facevano musica con l’ausilio di un computer. Così pensai: una batteria non ce l’ho, ma un computer si. In quel preciso momento ho scoperto la produzione. Il genere che produco non è ben definibile, ed è esattamente quello per cui ho lavorato. Il mio “debutto” l’ho fatto nel gennaio 2015 con un pezzo poco identificabile in un genere preciso. Si chiama “Outta My Mind”, uscì sull’etichetta del dj e producer X-Vertigo. La prima uscita risale quindi a quel periodo, ma ovviamente dietro ci sono stati anni di lavoro sul programma. Ho iniziato su FL, poi sono passato a Logic. Il mio genere complessivamente riprende sonorità che sono riconducibili a Jungle Terror, Trap, Moombahton, Jersey Club e Hardstyle.

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Hai collaborato con importanti label tra cui Klash /Armada Music, Dirty Dutch, Panda Funk, Brooklyn Fire e tante altre. Quali sono state le soddisfazioni più grandi che hai ottenuto in questi anni?
Sicuramente le soddisfazioni più grandi sono state quelle di poter lavorare con artisti che sin da ragazzino adoravo e di sentire un mio lavoro suonato da altri artisti di quel calibro. Ma al di là dei supporti o delle uscite, la soddisfazione maggiore è quella di guardare il mio percorso “all’indietro” e rendersi conto che è stato tutto davvero graduale, sudato e sofferto. Tutto quello che sto facendo oggi è una conseguenza di quello che ho fatto ieri, ed è una bellissima sensazione, credimi, perché vedi il frutto di rinunce passate. Poi sicuramente nel cerchio delle soddisfazioni rientra la faccia divertita della gente ai miei dj set, la prima data all’estero, l’aver presentato il mio nuovo disco in uno dei locali più importanti del mondo come il Boothaus e tante altre piccole cose.

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Luca Rezza + Dirtcaps

Cosa ci si deve aspettare ad una serata con ospite Luca Rezza? Come si presenta un tuo dj set e quali sono le cinque tracce che non devono mai mancare?
Questa domanda è divertente perché dipende molto dal contesto in cui ci troviamo. Se parlassimo di Italia direi di aspettarti qualcosa di davvero nuovo e molto fresco. Mi piace iniziare a 100 BPM e finire a 160 (anche se ci sono un paio di dischi fighissimi che uso in chiusura a 174 ).
All’estero ho imparato che è davvero diversa la questione. In paesi “madre” di generi musicali come l’Olanda e l’America il tuo set deve essere davvero unico e personale. La gente deve ricollegare il tutto a te anche se ti ascoltasse ad occhi chiusi. Non mi piace parlar male del paese in cui vivo, amo l’Italia, ma ammetto che siamo ancora un po’ indietro, anche se negli ultimi anni stiamo piano piano portando cose nuove. le 5 tracce che non devono mai mancare? Escluse le mie ovviamente citerei “Guappa” di Boaz Van de Beatz, “A Milli” di Lil Wayne, che inserisco sempre in un mash-up,  “Give My Love” di Joyryde, “Ride Or Die” di Dirtcaps e Yellow Claw e il remix di “Red Lips” di Skrillex. Ce ne sarebbero davvero tante, ma cerco di variare il più possibile un mio set.

Quali sono gli artisti della scena italiana e internazionale che ti influenzano maggiormente nelle tue produzioni? Con chi avresti il piacere di collaborare?
Nella scena italiana fondamentale è stato per me l’apporto della Fidget e dell’Electro.
Devo assolutamente ringraziare tutti gli artisti che da ragazzino mi hanno regalato serate incredibili e che sono stati fonte di ispirazione infinita (Congorock, Croockers, Bloody Beetroots ecc. ecc.) .
Ad oggi seguo tantissimo il progetto di Zatox che personalmente amo. E’ in assoluto fra i migliori nel mondo hardstyle e siamo molto fortunati ad avercelo a casa nostra. Sto invece lavorando molto con due ragazzi di Bologna, i Goja, persone eccezionali e produttori straordinari. Consiglio a tutti di seguirli. All’estero mi è difficile citare un nome in particolare, sono estremamente legato alla scena olandese e di conseguenza a chiunque abbia creato il suono dutch.
Gli amercani sono i migliori, ma il mio cuore rimane in Olanda. Sto per dire una cosa banale e scontata, perché è il pensiero di molti, ma sicuramente la collaborazione dei miei sogni è con Skrillex.

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Il 31 Marzo è uscito “BONGO” (Dirtcaps Edit) per Klash Records/Armada Music. Il pezzo è una bomba ed è già stata supportata e suonata da artisti internazionali come Borgeous e Danny Avila. Complimenti! Com’è nata la collaborazione con Klash Records/Armada Music? Sei soddisfatto dei risultati ottenuti fin ad ora per questa  nuova release?
Non ne avevo ancora parlato volutamente, ma ad oggi le soddisfazioni maggiori me le stanno regalando questi due ragazzi, i Dirtcaps, proprietari di Klash.
La storia è molto lunga ma cercherò di farla breve.
Feci un disco, che è uscito sull’etichetta dei Glowinthedark (Lightstate Music) che si chiama “Smokijuana” (ad oggi ancora uno dei miei preferiti). Qualche settimana dopo i Dirtcaps erano a suonare nella mia città e io quella sera lavoravo come loro autista. Abbiamo passato la giornata assieme prima del loro live, finchè, mentre li accompagnavo al ristorate, superai la mia timidezza e raccontai loro che producevo anche io, così mi chiesero come mi chiamavo. Quando dissi il mio nome si guardarono con una espressione strana che non capii fino alla sera stessa. Mentre suonavano io ero in pista ad ascoltarli, e ad un certo punto ho sentito entrare Smokijuana. Non ti dico la stranezza di quel momento ahah. In pratica dopo il set mi hanno raccontato che loro mi conoscevano già come produttore e che stavano suonando Smokijuana da un paio di settimane in ogni loro show, è stato incredibile. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e se ne andarono via chiedendomi il favore di non mandare a nessuno la mia roba se non a loro, perché avevano grossi progetti in mente. Un anno dopo esce così Bongo sulla loro label, che è sotto Armada. Una storia davvero singolare, adesso siamo una grande famiglia, stiamo lavorando tantissimo assieme e abbiamo molti progetti. Sono felicissimo di questa mia nuova “casa”, ad Armada sono stati gentilissimi con me negli ultimi mesi, mi hanno dato tante opportunità e sono soddisfatto di come vanno le cose. Ovvio tutto è migliorabile, ma sono contento.

Cos’hai in serbo per il tuo futuro musicale? Hai qualche news da anticipare in esclusiva per chi ti segue costantemente?
Ho un paio di remix davvero interessanti e qualche collaborazione importante.
Non posso sbilanciarmi molto, l’unica cosa che posso confermare per chi mi segue è di tenersi pronti per il mio primo EP, perché è quasi finito!!!

Contatti:
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Ringrazio Luca Rezza per l’intervista.
In bocca al lupo!

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